Come si Costruisce un Sito Web?

Come si costruisce un sito Internet? Lo sviluppo di un sito è solo l’ultimo step di un iter che vede il susseguirsi di precisi passaggi che dobbiamo – idealmente- sempre compiere con giusto ordine. Questi sono:

Fase 1 – Comprensione
La fase della comprensione implica che raccogliamo e identifichiamo informazioni significative circa lo specifico ambito di lavoro in cui opereremo. Dobbiamo poi identificare obiettivi e valutarli alla luce di un budget ben definito e una consapevolezza delle esigenze di site management di cui il nostro cliente ha bisogno.

Fase 2 – Ragionamento
La fase del ragionamento ha inizio con l’identificazione di gerarchie ben precise tra gli elementi che costruiscono il nostro prodotto sul web; dobbiamo quindi individuare una struttura idonea a presentare le informazioni ed i servizi che vogliamo comunicare al meglio. Dobbiamo quindi identificare le tecnologie necessarie attraverso cui il valore potrà trasparire ed essere comunicato alle persone.

Fase 3 – Progettazione
La fase della progettazione è la più creativa: ci richiede di ricercare colori e stili appetibili al target a cui vogliamo parlare. Dobbiamo quindi delineare un’interfaccia di base e sapere esattamente quali interazioni dovrà ospitare. Si passa quindi al definire e raccogliere tutti i materiali multimediali e contenutistici che andranno a “popolare” il nostro sito (audio, video, testi, ecc) così che tutti gli elementi per la realizzazione del progetto siano nelle nostre mani

Fase 4 – Sviluppo
La fase di sviluppo ci vede perfezionare o preparare – eventuali – testi e contributi che mancano all’appello. Si tratta, in questa fase, di sviluppare template e pagine, così che il sito diventi vivo e accogliente! Infine, si verifica, verifica, verifica, verifica e si identificano tutti i problemi, incompatibilità, errori o bug presenti sul prototipo. Si passano in rassegna e si correggono tutti i vari errori finché il nostro lavoro non è pronto per essere approvato dal cliente e comunicare al mondo!

Mi Serve Davvero un Sito Responsive?

Bella domanda. Cosa è, innanzitutto, un sito responsive? Un sito responsive è un sito costruito (disegnato, ecco perché si chiama “responsive web design” in inglese) in un certo modo, ovvero combinando 3 elementi fondamentali:

Griglie Fluide – invece che costruirsi su dimensioni fisse, le ampiezze degli elementi e dei contenuti variano in base a valori percentuali. E che vvol dì? 🙂 Vuol dire che gli elementi si adattano e si vedono bene da tutti i dispositivi con cui puoi navigare in internet: dal tuo computer, al tuo tablet, al tuo smartphone.

Immagini Flessibili – Le immagini sono contenute in un elemento container al 100% della loro ampiezza. Inoltre, si ridimensionano e sono “flessibili” quando modifichi la dimensione del viewport. Che? Viuport? Si, il viewport è il termine con cui nell’informatica si chiama una area di visualizzazione all’interno dello schermo del nostro computer. Ipotizza che la dimensione del viewport sia la finestra tramite cui tu stai navigando su internet e stai leggendo questa pagina.

Media queries – specificando uno stile per ogni dimensione del viewport – arieccolo – ora possiamo cambiare il layout della pagina basandoci sulle dimensioni dello schermo.

E se te lo stai chiedendo… si, tutte queste tecniche strampalate grazie a cui oggi abbiamo siti responsivi (anche indicato con l’acronimo RWD in qualche articolo che trovi in giro per la Rete) già esistevano molto tempo prima che si iniziassero ad usare per questo scopo! Solo che a nessuno era venuta l’idea di usarle insieme!

I siti web responsivi ormai sono la prassi e la normalità – per fortuna! 🙂 E si, un sito responsive Ti serve perché ormai gli smartphone – coi loro schermi piccoli piccoli – la stanno facendo da padrone sul web, ed è bene che il tuo sito sia facilmente consultabile e leggibile da una fetta di pubblico che ormai sta diventando sempre più grande 🙂

david berti produttivita digitale consulenza ict perugia autore libro comunicazione design

PS. E se hai voglia di rendere il tuo sito responsivo e non sai a chi rivolgerti, scrivimi via email o chiamami al (+39)3475186624! Sarò lieto di poterti aiutare a dare una rinfrescata al tuo sito internet e renderlo a prova di futuro! 🙂

Testare l’Usabilità: Fase 4 – Analisi e Report

Nella fase di analisi e report, ultima fase dello sviluppo del test di usabilità, dobbiamo innanzitutto revisionare quanto osservato in fase di testing: questo si traduce in

(1) individuazione dei problemi emersi in fase di testing e rilevati ;

(2) si classificano i problemi riscontrati e li si classifica. Come vanno classificati? Usando un metodo molto semplice: a fianco del problema si segna un carattere ben preciso. In particolare, ecco una ista di esempio:
(S) la lettera S indicherà un suggerimento = è un possibile miglioramento da apportare suggerito dal partecipante;
(1) con il numero 1 si indica un problema di priorità bassa. è un problema di usabilità minore: può causare dei dubbi, ma non crea problemi nel completamento del task richiesto;
(2) con il numero 2 si indica un problema di priorità media. è un problema di usabilità maggiore: può rallentare lo svolgimento del task, ma non ne impedisce il completamento.
(3) con il numero 3 si indica un problema di priorità alta-grave. è un problema di usabilità grave e causa frustrazione e impedisce il completamento del compito.

Dopo aver effettuato una revisione delle osservazioni emerse dalla fase di testing si passa all’analisi delle registrazioni audio e/o video effettuate in sede di testing così da preparare una serie di highlight in cui si evidenzia un pattern significativo nel modo in cui il target – ipoteticamente ben profilato – tende ad usare il prototipo testato.

Si procede quindi con la preparazione di un report in cui siano presentate (1) una sintesi dei risultati emersi dal test; obiettivi del test siano esplicitati e anche metriche di giudizio e valutazione per migliorarne la leggibilità in futuro e da team specifici a cui commissioneremo le modifiche da implementare; nel report vanno poi elencati i partecipanti, classificati per

(1) età;

(2) attività;

(3) sesso;

(4) esperienza nell’uso di internet o del computer o di uno specifico campo di conoscenze;

(5) gruppo di appartenenza per sapere quando è stato effettuato il suo test.

Si includerà nel report anche quanto emerso dal test nonché i correttivi proposti e si includeranno anche i risultati emersi dai questionari effettuati dai partecipanti dopo aver concluso il testing.

Nel presentare i risultati emersi dal test, dobbiamo sempre considerare il tipo di audience a cui ci rivolgiamo. Atteniamoci ai fatti ed evitiamo opinioni personali nello spiegare e nel citare indicazioni utili emerse in fase di testing. Teniamo sempre un atteggiamento positivo e inseriamo citazioni – quante più possibili – dei partecipanti, perché saranno viste con grande importanza e acquisiranno grande valore. Includiamo se possibile anche gli highlight audio o video emersi dalla fase di testing e diamo ampio risalto alle soluzioni da poter implementare per il miglioramento del prodotto.

Comunicare graficamente i dati, eventualmente, ci permette di comunicare con maggior efficacia e chiarezza.

Dopo aver presentato i risultati, dobbiamo assicurarci che i miglioramenti vengano implementati correttamente. Ecco perché le modalità di implementazione e correzione del prototipo vanno già esplicitate e pianificate ad inizio del progetto; e bisogna coinvolgere quanto più possibile il team di sviluppo, perché da questo emergeranno le idee “concrete” in termini di – “come miglioriamo questa funzionalità?” oppure “dove possiamo intervenire e come?”. Se il team sarà in grado – insieme al nostro aiuto – di dare risposta a questi quesiti, avremo un prodotto assolutamente migliore! 🙂

Grazie per aver letto fin qui! Se vuoi conoscere tutte le altre fasi di lavoro, eccole di seguito:
Fase 1 – Progettazione
Fase 2 – Pianificazione
Fase 3 – Conduzione

PS. e se desideri applicare queste conoscenze immediatamente, in un progetto tuo o della tua azienda, ma non ti senti sicuro o preparato, contattami subito, via telefono al (+39)3475186624 o via posta elettronica! Parliamone e sarò ben lieto di capire come posso esserti utile!

Testare l’Usabilità: Fase 3 – Conduzione

in questa fase il test si svolge attraverso vari passaggi. Si effettua un’attività di pre-test, dove ci si presenta e si presentano ai partecipanti i compiti da svolgere, controllando che tutto sia a posto. Quindi si effettua il questionario pre-test e si dimostra al partecipante come dovrà effettuare le sue analisi e come dovrà comportarsi. Si dimostra, ad esempio, la tecnica del thinking aloud, cioè del ragionamento ad alta voce, che deve utilizzare in fase di testing del prodotto.

Conclusa l’attività pre-test si passa alla fase di svolgimento, dove moderatore e osservatore dovranno rimanere quanto più neutrali possibile rispetto alla conduzione del test e l’individuazione dei risultati di ricerca; non si dovranno fornire spiegazioni al partecipante, tanto meno rispondere alle sue domande inerenti il prototipo.

Si potrà cercare, invece, di ottenere chiarimenti sulle scelte compiute dal partecipante in fase di svolgimento del test, cioè il perché delle sue scelte; perché ha pensato di selezionare un elemento piuttosto che un altro, e così via. L’importante è essere chiari e concisi nel porre le domande al partecipante, e
altrettanto concisi bisogna esserlo nell’appuntare note e indicazioni nella documentazione che andrà ad essere vagliata in fase di analisi.

Non bisogna in alcun modo interrompere il partecipante nei suoi ragionamenti, né fornire soluzioni ad un determinato problema in fase di testing. Bisogna evitare di fare domande durante il test, ma piuttosto lasciarle alla fine per lasciar spazio al partecipante di potersi muovere comodamente con il proprio ragionamento e le proprie capacità.

Segue un’attività post-test, ovvero la redazione del questionario qualitativo da parte dell’utente, poi si ringrazia il partecipante e naturalmente lo si ricompensa con quanto si è deciso di offrire-fornire per la sua disponibilità.

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Fase 1 – Progettazione
Fase 2 – Pianificazione
Fase 4 – Analisi e Report

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Testare l’Usabilità: Fase 2 – Pianificazione

la fase di pianificazione è la seconda fase del testing di usabilità e ci permette di individuare il luogo o i luoghi dove avviene il testing (potrebbe avvenire in più locations e più fasi.. pensiamo a prodotti per il cui utilizzo è necessario spostarsi fisicamente da una stanza all’altra). In questa fase definiamo quali incentivi dare – offrire ai partecipanti che ci aiutano nello scovare pecche, errori e limiti del nostro prototipo. In questa fase reperiamo tutti i nominativi dei partecipanti, e fissiamo i vari orari delle sessioni in cui dovranno presentarsi.

All’arrivo dei partecipanti nella sede di testing dovremo preparare alcuni materiali che il partecipante al testing dovrà compilare ed accettare prima di effettuare la “seduta”, di cui non possiamo fare a meno quali

(1) il modulo relativo all’informativa sulla privacy, visto che si potranno effettuare registrazioni audio e video della sessione di testing;

(2) il modulo per la riservatezza, cioè la non divulgazione dei dati e delle informazioni osservate e conosciute in sede di testing;

(3) un modulo di autorizzazione, che serve a permetterci di usare i dati raccolti ed impiegarli in sede di analisi e per quantificare i risultati del test

(4) un modulo per le annotazioni, dove l’osservatore e il moderatore potranno appuntare qualsiasi indicazione torni loro utile nella successiva fase di analisi.

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Fase 1 – Progettazione
Fase 3 – Conduzione
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Testare l’Usabilità: Fase 1 – Progettazione

è attraverso la progettazione del test di usabilità che stabiliamo, definendoli chiaramente, gli obiettivi principali che stiamo perseguendo.

Come scopriamo quali sono gli obiettivi di ricerca? Facendo domande. Domande di ricerca, che siano specifiche, dritte al punto, poche – per concentrarci su aspetti chiari e non troppo generici. Idealmente costruiamo una lista di – al massimo – 10 domande, che ci aiuteranno a definire bene uno script di studio, attraverso cui potremo aver ben chiare le nostre aspettative e far sapere cosa ci aspettiamo dai partecipanti del test. Sapendo quali sono le nostre domande, prepariamo uno script, cioè una traccia dettagliata dello svolgimento della nostra sessione di ricerca, che deve includere i seguenti punti:

(1) una presentazione della sessione al partecipante, perché dobbiamo spiegare cosa si andrà a fare e la motivazione per cui stiamo testando le sue capacità.. così da non metterlo sotto pressione!

(2) forniremo delle istruzioni chiare sul come ci si comporta e quali sono le regole, le policy, che questo partecipante deve rispettare;

(3) un questionario per il partecipante, per stilare una sua ben precisa anagrafica: le sue preferenze, in modo da poterlo profilare in maniera appropriata e precisa;

(4) i compiti che il partecipante che dovrà svolgere, cioè cosa dovrà trovare nel sito, cosa ci aspettiamo da lui… tutte le operazioni che dovrà compiere in fase di testing;

(5) un questionario finale in cui possiamo conoscere cosa il partecipante pensa
del prodotto o servizio che ha testato, le sue impressioni sull’esperienza vissuta nell’uso del prototipo per cui sta venendo testato;

Un esempio semplice semplice sulla struttura di alcuni contenuti dello script potrebbe essere il seguente:
(1) compiti introduttivi, ovvero chiedergli “mi mostri come di solito fai una ricerca?”
(2) compiti esplorativi, ovvero chiedergli “mi descrivi cosa c’è su questa Homepage?”, “mi descrivi cosa ti salta all’occhio maggiormente in questa pagina?”
(3) compiti specifici, ovvero chiedergli “puoi provare ora a fare un acquisto sul www.nomedelsito.it?

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Come e perché Testare l’Usabilità di un Prodotto o Servizio?

I test di usabilità servono a l’efficacia e la soddisfazione d’uso di un software, di un sito web, di un dispositivo, di un’app con la partecipazione di persone rappresentative del target di riferimento. Quando parliamo di usabilità ci riferiamo alla definizione proposta della norma ISO 9241, ovvero della “efficacia, efficienza e soddisfazione con cui determinati utenti possono raggiungere determinati obiettivi in un determinato contesto d’uso”.

I test di usabilità si svolgono di solito con la tecnica del thinking aloud, cioè si lascia che gli utenti pensino e riflettano ad alta voce. Nel testing di usabilità sono coinvolte delle figure specifiche che sono il moderatore, l’osservatore e il partecipante.

I testi di usabilità si effettuano tramite strumenti quali webcam, document camera e software di desktop recording, nonché smartphone, registratori audio o videocamere per catturare tutte le riflessioni sviluppate dai partecipanti in sede di test.

PS. Se stiamo operando in un progetto con poco o zero budget, sicuramente gli smartphone possono risultare utilissimi, alla pari di qualche lettore mp3 con funzione di registrazione, che ci permetterà di sbobinare in seguito i vari contenuti acquisiti.

PPS. Se vuoi saperne di più sui test di usabilità, ne ho parlato meglio qui.

david berti produttivita digitale consulenza ict perugia autore libro comunicazione design

Tempo e Contenuto: il Ruolo della Visione nelle tecnologie attuali

La qualità della visione e il punto di vista dello spettatore diventano elementi fondamentali. Una certa estetica della definizione si afferma nel mondo televisivo solo nel 2005 con la diffusione degli schermi piatti, di grandi dimensioni.

Se in passato ci basavamo sul tempo (anche per i prodotti televisivi) oggi siamo ormai abituati a tipologie di prodotti completamente modificabili ed editabili che hanno sempre a che fare con la visione e l’estetica. Non ci troviamo più in una situazione televisiva time-based, basata sul tempo, ma possiamo quindi considerarci in una realtà composition-based e object-oriented. Si sta più attenti al contenuto e meno alla tempistica e al valore di tempo. Ci si orienta verso il modo in cui il contenuto è sviluppato e creato, e non si pensa tanto alla sua utilità nel tempo e, quindi, cronologica.

Cliente indeciso? Come costruire un prodotto digitale su misura

Mi viene spesso chiesto “David, come si fa a capire cosa il cliente vuole, e quindi costruire un prodotto esattamente cucito su di lui se il cliente spesso – 99% delle volte – non sa quello che vuole?“. A me piace rispondere: Dipende 🙂

Nel caso in cui il cliente non è molto chiaro o non sa esattamente ciò che vuole oppure trova difficoltà nello spiegarsi bene, questo è qualche indizio che posso darti:

Ci sono due aspetti di base a cui devi prestare attenzione e – secondo me – non devi mai perdere di vista:

(1) cosa LUI desidera. Su questo punto, risolvi facendo domande più mirate possibile (in quantità industriale!);

(2) come TU e LUI state comunicando in ogni fase del progetto. Devi sempre assicurarti di avere la CONFERMA , da parte del cliente, di aver esaurientemente risposto ad una sua domanda, o tu, di aver interpretato la sua richiesta.  Un’idea abbastanza semplice che posso darti a questo riguardo è: proponi al cliente di consultare e visionare servizi o applicazioni che svolgano un compito specifico, così da poter avere riscontro diretto se ci siamo intesi correttamente sull’argomento di cui parliamo.

Nella maggior parte delle volte, con un pò di pazienza, avremo un cliente soddisfatto e noi saremo in grado di “leggere” al meglio le richieste che ci vengono avanzate. A volte, il cliente, scopre un’applicazione che fa proprio al caso suo – o magari rispecchia la sua idea di cosa dovrebbe fare il suo prodotto, e quindi ci indirizza anche con valutazioni e indicazioni preziose per quello che sarà poi il nostro piano d’azione e il corpus di funzionalità da includere in un progetto. Nel 99% dei casi, proseguendo in questo modo, avremo un’idea abbastanza definita di cosa il cliente si aspetta e sarà lui stesso a farci capire, con serenità, che possiamo proseguire nel raffinamento dell’idea e della nostra proposta. Ogni esperienza di interfacciamento e confronto con il cliente sarà un tassello importante per la nostra crescita professionale, perché ci permette di perfezionare il nostro modus operandi e la nostra “impostazione” comunicativa, lavorativa e di supporto a quelle che sono le sue richieste nel breve e nel lungo termine. Fai tante domande, tantissime domande, generali e specifiche, su vari fronti. Questo trasformerà la tua consulenza in un momento di “brainstorming” da cui entrambi avete da imparare e il cliente non solo trarrà beneficio – perché saprà esprimersi meglio e si sentirà capito… e non si sentirà “giudicato” da te perché non conosce molto bene il gergo tecnico con cui gli spieghi alcuni particolari – ma riuscirà ad avvicinarsi a te, capendo di potersi fidare, e da qui costruire, con solide basi, un rapporto collaborativo e fruttuoso.

Dobbiamo farci interpreti e realizzatori dei sogni dei nostri clienti. Relativamente ai risultati che emergono dalle analisi che eseguiamo sui pareri e le richieste dei clienti, cerchiamo di costruire un ecosistema-struttura di conoscenze e di lavoro che ci permetta di gestire facilmente i progetti e prodotti da noi ideati, modificarli e mantenerli con uno sforzo che sia quanto più lieve possibile. Impariamo anche a categorizzare le tipologie di risultati che estraiamo dai test che effettuiamo. Ci saranno delle metriche e delle categorie di dati che dovremo considerare prioritarie rispetto ad altre. Disegnare per le persone è molto semplice, almeno a livello concettuale: pensare, progettare e lavorare proattivamente può sembrare molto lavoro.. ma in realtà risparmiamo tempo, frustrazione nostra e del cliente se qualcosa non funziona al meglio, risparmiamo minuti preziosi del nostro tempo e permettiamo al cliente di poter considerare il suo un investimento, e mai una spesa.

L’approccio agile, con una filiera quanto più snella possibile, ci permette di essere tanto vicini all’utente da poter sviluppare, testare e correggere un prodotto in sua compagnia, e al suo fianco. Il cliente, nell’approccio agile, non resta spettatore passivo ma diventa soggetto, regista e attore del suo prodotto. Il nostro lavoro è quello di fornire all’utente servizi rispettosi e discreti, che siano qualitativamente migliorabili direttamente dal nostro cliente.

Cosa è lo UCD e come diventare User Centered Designer

Ci sono tanti modi diversi di considerare il design. C’è chi lo considera la parte attraente di un prodotto o un’interfaccia; c’è chi lo considera la chiave dell’innovazione; e ci siamo noi, che lo vediamo come uno dei  tanti aspetti che compongono prodotti che generano benefici per le aziende, i loro clienti e la società in generale.

Certo, piacevolezza estetica e innovatività sono aspetti importanti oggi, termini estremamente inflazionati nella cultura digitale odierna. Ma cosa, meglio dei benefici, comunica la qualità dei prodotti e servizi che il designer concepisce, progetta e realizza? Concepire e realizzare un prodotto è istruttivo e formativo per il designer, perché questa ricerca del beneficio lo costringe a mettersi in discussione e considerarsi responsabile del modo in cui i futuri fruitori del servizio si troveranno. Da bravi designer, consideriamoci responsabili del modo in cui un servizio sarà esperito dalle persone; consideriamoci responsabili per le emozioni che le persone proveranno. Siamo qui per apportare un cambiamento – auspicabilmente positivo – nelle vite delle persone che usufruiranno di un nostro prodotto o servizio; e questo basta a comunicarci quale importanza possa oggi assumere lo User Centered Approach (o UCD) nel panorama commerciale.

Il nostro imperativo? Che il nostro design lavori in funzione delle persone, e non viceversa! Consideriamo importante il look – estetica, visual design, graphic design, piacevolezza del prodotto o del servizio – ma ancor più importante è innescare emozioni e sensazioni positive nell’utente finale; il nostro prodotto deve saper attrarre, ispirare, guidare la persona nel compimento di determinati step e azioni. In questo, il nostro ruolo è quello di “ragionatori”, di protendere verso un design ragionato, che porti in sé la sua ragione d’essere.

Oltre all’aspetto visivo, il nostro design agisce in sinergia con l’aspetto funzionale del prodotto: l’impiego di qualsiasi tecnologia, piattaforma, CMS, framework che sia, può contribuire ad avvalorare la qualità del nostro prodotto ed esaltarne le – auspicabilmente numerose – qualità, se ci si muove con un occhio di riguardo per le esigenze del cliente.

I bisogni e le esigenze dell’utente finale, che preferiamo chiamare Persona, ci guidano nell’ideazione, nella progettazione e nella costruzione di interfacce in cui design e funzionalità coesistono efficacemente e in cui il primo aspetto non può considerarsi scindibile dall’altro. Questo è il nostro modo di lavorare, e si basa sullo User Centered Design, il Design centrato sui bisogni dell’Utente. Il Designer che muove i propri passi secondo quest’ottica considera look, funzionalità e innovazione e utente come ingredienti della stessa ricetta.

Il risultato è energico, potente, affascinante ma semplice. Colui che lo realizza è un professionista abile,  capace; figura professionale completa perché doverosamente multidisciplinare, valida nel suo approccio più imparziale possibile e capace di garantire una qualità, di cui la soddisfazione del cliente è sempre il criterio di valutazione più importante.

Lo User Centered Designer non lavora solo necessariamente ex novo: può migliorare prodotti in precedenza rilasciati sul mercato e considerati leggermente fallati – perché richiedono correzioni nell’usabilità, nella accessibilità, nelle funzionalità e nel look estetico o nella comunicazione all’utente. Insomma, rende competitivo un prodotto o servizio che prima non lo era.

E come ogni esperto che si rispetti, anche lo user centered designer ha i suoi segreti! Segreti con cui lui fa del proprio meglio, agendo con consapevolezza, tatto e imparzialità, nelle situazioni più o meno delicate del commercio o in momenti più o meno critici della filiera produttiva di un prodotto o servizio. Non esistono esperti migliori o peggiori, ma solo persone che hanno sviluppato più o meno intensamente capacità e competenze in linea con i propri talenti, nel rispetto delle proprie inclinazioni e tendenze individuali. Il lavoro di user centered designer ci insegna a confrontarci con le persone, capire le loro esigenze, conoscere e studiare le persone, apprezzare ciò che le rende tali: clienti, amici, committenti e utenti sono sempre persone
importanti per noi, perché da chiunque possiamo imparare ad operare con maggior efficacia, efficienza e adeguatezza.

I segreti sono tratti dal testo User Centered Design di David Travis, che potete trovare cliccando questo link.

SEGRETO 1
Il primo segreto dello user centered designer è un segreto spendibile in qualsiasi aspetto della nostra vita e non esclusivamente utile nel lavoro: la capacità di concentrarsi. La concentrazione, il cosiddetto “focus”, ha a che fare con una percezione che la persona (in questo caso lo UX Designer o lo User Centered Designer) ha relativamente al progetto; cerca, cioè, di focalizzarsi subito sugli utenti e sui task (cioè i “compiti”) che questi utenti devono compiere durante l’uso del prodotto. Innanzitutto dobbiamo capire quali sono i nostri utenti tipo; dobbiamo conoscerli. Focalizzarci sull’utente ci permette di disegnare per le persone. Se io disegno per le persone, ovviamente, devo tener conto di cosa vogliono raggiungere con l’utilizzo di un programma; quale risultato cercano di raggiungere nel più breve tempo possibile? dovremo conoscere sempre l’utente tipo per cui stiamo disegnando; focalizzarci su una tipologia di utenza ben definita ci permette di trovare e raccogliere molto velocemente e agevolmente dati empirici con cui possiamo integrare le nostre idee in merito al progetto e le metriche finora raccolte. Soprattutto, non supponiamo mai senza prima aver verificato. Mai supporre qualcosa di cui non abbiamo avuto riscontro diretto con dati.

Nel caso di un’applicazione, ad esempio, dovremo conoscere più a fondo possibile il cliente: come effettua le sue ricerche, capire in quale contesto e situazione effettua la navigazione di un sito o l’ordine di un prodotto tramite l’app; capire in quale situazione è più propenso ad effettuare un acquisto – e perlomeno supporre perché, finché non lo si scopre empiricamente – ; capire in quale orario e in quale circostanza l’applicazione viene utilizzata con maggior assiduità e frequenza; quali notizie o quali prodotti generano tendenzialmente più commenti e quali, invece, risultano inosservati; capire quali sono i compiti più critici, rilevanti e importanti che il nostro utente tipo deve compiere e svolgere. Il processo di delineare e profilare adeguatamente gli utenti reali e verosimili si avvicina, in parte, al lavoro che gli User Experience Designer e gli Architetti dell’Informazione compiono avvalendosi di Personas. Le personas rappresentano varie tipologie di utenza di un prodotto o servizio e aiutano il processo di sviluppo, perché favoriscono il focus sui bisogni reali di questi utenti tipo.

SEGRETO 2
Il secondo segreto è la misurazione empirica dei comportamenti dell’utente: il design, dovendo essere efficace, efficiente e soddisfacente, ci obbliga a misurare i comportamenti degli utenti cercando di capire perché l’utente sbaglia, incontra degli errori; in quali punti del flusso di navigazione del prodotto l’utente si sente insicuro o tende a fermarsi; quali sono le motivazioni di questa insicurezza o di questi blocchi; bisogna capire se le cause sono da individuarsi nel design, nelle funzionalità o in una comunicazione poco efficace; individuate tali cause, basterà valutare e proporre soluzioni alternative che – in linea con le possibilità della piattaforma digitale – permettano di aggirare quello che precedentemente era un ostacolo; bisognerà valutare eventuali accorgimenti visivi o comunicativi che possano migliorare l’esperienza del prodotto o del servizio. Capire se le funzionalità sono da modificare o se nell’implementarle, bisogna trovare plugin o modalità diverse con cui erogarle. Mettiamoci nei panni degli altri e immaginiamo di usare per la prima volta il nostro prodotto o servizio, e passiamo in rassegna, piano piano annotandole ed individuando una soluzione per ogni problematica emersa… e avremo finalmente un prodotto migliore!

SEGRETO 3
Il terzo segreto è disegnare in modo iterativo: cosa significa? il nostro design, dopo aver raccolto e identificato dati e personas ed effettuato test, lo miglioriamo in modo graduale ma sistemico, che sia facilmente mantenibile nel lungo termine e che in futuro sia possibile ampliare, ridurre o personalizzare funzionalità con il minimo sforzo possibile. Disegnare iterativamente un’interfaccia, ad esempio, ci permette di applicare con facilità modifiche più o meno profonde alla versione di partenza. Cosa rientra nel design iterativo? commentare esaurientemente il codice, così che chiunque possa intervenire in futuro sia in grado di effettuare modifiche senza dover perdere troppo tempo studiando la struttura del prodotto.